Albasolar, attraverso la piattaforma Aspec Industry AI, integra fotovoltaico, accumulo e gestione intelligente. Obiettivo: rendere autonome le aziende italiane e migliorare competitività ed efficienza. Le partnership con Huawei e il Competence Center Cim4.0. Con Massimo Marengo
«L’industria deve puntare sull’autoproduzione: aziende autonome dal punto di vista energetico, capaci di coprire i propri fabbisogni e offrire ricariche a dipendenti e clienti. L’imprenditore del futuro sarà anche un gestore di energia, che trasforma la tecnologia in competitività e welfare. Basta però lamentarsi del caro energia: oggi la tecnologia consente, salvo rare eccezioni, di produrre in proprio gran parte dei consumi. Serve una visione strategica e partner capaci di guidare investimenti mirati».
Sono questi i messaggi principali che Massimo Marengo lancia alle imprese italiane. Alla guida di Albasolar, società di engineering energetico con un fatturato di circa 15 milioni di euro, Marengo ha trasformato una realtà nata nel fotovoltaico in un player tecnologico specializzato nell’integrazione di sistemi complessi per l’industria: fotovoltaico, cogenerazione, batterie industriali e software di gestione intelligente. Dopo la crisi del settore del 2012, Albasolar ha puntato sull’industria manifatturiera, diventando partner strategico di Huawei per i sistemi industriali di gestione dell’energia e per lo sviluppo di batterie Bess e stazioni di ricarica ad alta potenza.
Il cuore dell’innovazione è Aspec Industry AI, piattaforma proprietaria sviluppata in collaborazione con il competence center industria manufacturing 4.0 Cim 4.0 di Torino, che utilizza intelligenza artificiale e algoritmi predittivi per ottimizzare in tempo reale produzione, accumulo e consumo energetico. Oggi la società punta a consolidarsi nel mercato industriale italiano, ampliando il raggio d’azione verso tutto il Centro-Nord del Paese e continuando a investire in tecnologie avanzate che rendano l’industria autonoma, efficiente e competitiva.
D: L’intesa con Huawei ha attirato molta attenzione. In che cosa consiste e qual è il suo valore?
: Tutto nasce da Aspec Industry, il sistema di gestione intelligente dell’energia che abbiamo sviluppato dal 2016 per integrare fotovoltaico, cogenerazione e ora anche accumulo. Per anni questi mondi sono rimasti separati, salvo casi isolati come il progetto con Gai spa, dove installammo un accumulatore a massa rotante per rendere tutto lo stabilimento esente da mini e micro interruzioni. Collaboriamo da tempo con Huawei, oggi primo produttore mondiale di inverter. Il mercato è cambiato: un impianto fotovoltaico non è più solo pannelli e inverter, ma un sistema complesso che richiede gestione, accumulo e ottimizzazione dei costi. Huawei cercava partner con competenze nel software energetico e, dopo un’analisi, ha scelto noi (per la parte Bess industry) e Plc System di Napoli (per la parte Bess di rete). Non è un accordo commerciale ma tecnologico: Huawei fornisce i prodotti, noi li testiamo, li integriamo e sviluppiamo le soluzioni software. Il progetto realizzato per Gai vale complessivamente parecchi milioni di euro, ma il vero valore è che una Pmi di Alba sia stata scelta da una multinazionale di livello mondiale per sviluppare soluzioni energetiche industriali avanzate.
D: Che ruolo ha il vostro software in questa collaborazione?
R: Aspec Industry, che stiamo evolvendo con il competence center Cim 4.0 di Torino, è una piattaforma open in grado di gestire l’intero ecosistema energetico di uno stabilimento: fotovoltaico, batterie, stazioni di ricarica, Ups e macchinari produttivi. Le batterie non sono più elementi passivi ma sistemi attivi che richiedono controllo e programmazione. Il software valuta quando produrre, accumulare o vendere energia, considerando previsioni meteo e prezzi quartorari. È un livello di complessità che solo l’intelligenza artificiale può gestire.
D: In cosa consiste il progetto con il Cim 4.0 di Torino?
R: Stiamo sviluppando la nuova versione Aspec Industry AI, dotata di algoritmi predittivi in grado di ottimizzare automaticamente i flussi energetici. Non siamo una software house, ma una società di engineering energetico: questo progetto rappresenta l’incontro tra ingegneria e intelligenza artificiale che noi proponiamo sempre nella formula “chiavi in mano”.
D: Quali sono le principali sfide tecniche che avete incontrato?
R: Il vero game changer è rappresentato dalle batterie industriali di accumulo, le Bess. Fino a ieri si puntava solo su efficienza e produzione, oggi l’accumulo cambia il paradigma. Ho visitato il centro di ricerca Huawei e posso dire che centinaia di ingegneri stanno lavorando su batterie sempre più performanti, con cicli di innovazione rapidissimi, a noi poi il compito di applicare queste tecnologie al meglio nell’industria italiana.
D: Perché l’accumulo rappresenta una svolta così importante?
R: Perché permette alle aziende di produrre, stoccare e usare energia quando serve. Un grande impianto fotovoltaico consente di produrre di giorno e usare di notte, o per ricaricare i mezzi aziendali. L’Italia ha sempre comprato energia di notte dalla Francia, ma ora, grazie alle batterie e ai software di gestione, può immagazzinarla e riutilizzarla nei momenti di picco, riducendo drasticamente la bolletta.
D: In che modo entrano in gioco i software di gestione?
R: Sono il cuore dell’innovazione. Le batterie non sono dispositivi passivi: vanno gestite con algoritmi che leggono i dati del Gme e di Terna, i prezzi quartorari e le previsioni meteo, decidendo automaticamente quando caricare e quando scaricare. È un principio simile agli algoritmi di borsa: il sistema “compra” energia quando costa meno e la “vende” in autoconsumo quando sale. Tutto avviene senza intervento umano ma occorrono competenze trasversali e molto specifiche.
D: Qual è la portata economica di questa rivoluzione?
R: Enorme. Le aziende possono ottenere energia a costi molto bassi combinando fotovoltaico, accumulo e acquisti mirati dalla rete. Eliminano anche parte dei costi di trasmissione e degli oneri di sistema. L’obiettivo è un modello in cui ogni stabilimento gestisce in autonomia la propria energia, garantendo efficienza, flessibilità e sostenibilità economica.
D: Quali sono gli ostacoli principali nella realizzazione dei grandi impianti industriali?
R: Il più grande resta quello autorizzativo. La burocrazia rallenta lo sviluppo e la definizione delle aree idonee procede a rilento. Se un’azienda non può installare impianti sul tetto, deve poter realizzare campi fotovoltaici vicini allo stabilimento. A questo si aggiungono conflitti tra mondo agricolo e industriale e vincoli di sicurezza: le batterie richiedono sistemi antincendio sofisticati, ancora in evoluzione, che a volte generano preoccupazione.
D: E le reti elettriche rappresentano ancora un limite?
R; Sì, ma le batterie stanno cambiando le regole. Prima un impianto poteva essere costruito ma non allacciato per mancanza di capacità. Oggi l’energia si accumula e si usa internamente di notte o nei momenti di fermo: anche senza immissione in rete, l’impianto resta redditizio.
D: L’elettrificazione crescente come incide sul vostro lavoro?
R: Sta trasformando il mercato. Tutto diventa elettrico: climatizzazione, mobilità, processi industriali. Oggi l’energia autoprodotta e accumulata alimenta anche pompe di calore industriali e altri macchinari, occorre quindi attenzione al giusto dimensionamento dell’infrastruttura elettrica dello stabilimento.
D: Come si articola concretamente il vostro servizio?
R: Partiamo da una consulenza strategica, per capire con l’imprenditore dove vuole portare la sua azienda nei prossimi cinque anni. Poi curiamo la fattibilità, autorizzazioni e realizzazione. Seguiamo monitoraggio e gestione: gli impianti durano fino a trent’anni; quindi, è essenziale garantire performance costanti e il massimo ritorno dell’investimento.
D: Qual è il vostro approccio al cliente industriale?
R: Oggi l’energia non è solo un costo, ma un asset strategico. Per un gruppo della grande distribuzione può diventare un servizio – come la ricarica gratuita per le auto dei clienti – o uno strumento di welfare per i dipendenti. Le Pmi italiane, che rappresentano il 96% del tessuto produttivo, possono trarne enormi vantaggi, abbattimento dei costi, gestione flotte aziendali, immagine green e tecnologica.
D: Albasolar oggi che dimensioni ha raggiunto?
R: Il nostro fatturato 2024 si attesta intorno ai 15 milioni di euro, in crescita rispetto agli 8-9 del 2022. Siamo quasi cinquanta persone, oltre metà ingegneri e tecnici. La costruzione fisica degli impianti è affidata a una rete di partner, così restiamo agili in un mercato in continuo cambiamento normativo.
D: E i vostri obiettivi di crescita?
R: Il traguardo realistico è intorno ai 20 milioni di euro. Oltre servirebbe una struttura più grande, ma oggi puntiamo su qualità e solidità. La vera sfida è la disponibilità di tecnici e ingegneri qualificati: il fattore umano è il principale limite alla crescita del settore. Stiamo creando una nuova divisione che si occuperà esclusivamente dell’efficientamento della pubblica amministrazione nello specifico dei piccoli e medi comuni italiani.
D: Come vede il futuro di Albasolar nei prossimi anni?
R: Ci stiamo espandendo nel Nord e Centro Italia, con clienti come Irce Spa di Imola, Ferrero Mangimi di Parma o il Centro Commerciale I Gigli di Firenze. Operiamo anche con fondi d’investimento che finanziano gli impianti, mentre noi curiamo progettazione e gestione. Guardiamo anche al Sud, soprattutto per assistere i nostri clienti industriali che hanno stabilimenti in quelle zone, ma sempre con un approccio industriale, non speculativo.
D: Che scenario immagina per il settore nei prossimi cinque anni?
R: Sarà un contesto più elettrificato ma con incrementi moderati. Le auto elettriche in Italia oggi sono meno del 2% del parco circolante; tra cinque anni potrebbero essere il 10% circa. Aumenterà la domanda di infrastrutture di ricarica e di sistemi di gestione energetica ma con moderazione.
D: E il ruolo delle batterie in questo scenario?
R: Centrale. Anche Terna ed Enel stanno investendo in batterie di rete, mentre noi ci concentriamo su quelle industriali. La flessibilità del sistema elettrico sarà la chiave del futuro: tanta energia rinnovabile, tante auto elettriche, e tanta necessità di accumulo e controllo dinamico.
D: Crede che il nucleare possa avere un ruolo in Italia?
R: Non sono contrario sul piano tecnico: una decina di centrali moderne non mi spaventerebbe. Ma non vedo oggi un contesto politico e culturale adatto. Più realistico un mix fondato su rinnovabili, gas in calo e batterie di accumulo.
D: Come vi posizionate rispetto ai competitor internazionali?
R: Siamo in una buona posizione, anche rispetto agli altri player europei. Lo abbiamo verificato alla convention di Huawei dove erano presenti 700 aziende di tutta Europa, siamo arrivati terzi in assoluto nel contest tra realtà europee. La differenza è che noi siamo una PMI italiana altamente specializzata nell’integrazione energetica industriale. Non abbiamo una presenza stabile all’estero, ma seguiamo i nostri clienti ovunque aprano nuovi impianti.
D: Gli stipendi più alti all’estero rappresentano ancora un fattore decisivo?
R: Non più. Oggi paghiamo stipendi allineati ai livelli internazionali, soprattutto per i tecnici e gli ingegneri specializzati. Chi sceglie di restare in Italia lo fa per progetti stimolanti e valorizzazione professionale, non solo per il salario.
D: Cosa cambia invece sul fronte del welfare aziendale e della mobilità?
R: Sta nascendo un nuovo modello. L’industria può diventare il punto di ricarica della mobilità elettrica. Noi stessi abbiamo installato colonnine interne: chi lavora da noi ricarica l’auto a costo quasi nullo. È welfare concreto che migliora la qualità della vita.
D: E per le aziende energivore di medie dimensioni?
R: Anche per loro si può fare molto. Se un impianto fotovoltaico copre l’80% del fabbisogno, va realizzato anche se occorresse utilizzare il terreno agricolo vicino all’azienda. Lo Stato deve semplificare e incentivare: in Francia, ad esempio, è obbligatorio installare pensiline fotovoltaiche nei parcheggi sopra una certa dimensione.
D: Che ruolo può giocare il governo in questa transizione?
R: Il fotovoltaico non ha più bisogno di incentivi, ma le batterie sì. Servono politiche mirate: i fondi residui di Transizione 5.0 e Industria 4.0 andrebbero usati per accelerare la riduzione dei costi e creare una filiera europea delle batterie e del riciclo. I materiali si possono recuperare integralmente: è un settore strategico, ma serve una visione condivisa tra imprese e Stato.
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